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L’auto del futuro

© lassedesignen - Fotolia

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La multinazionale di consulenza direzionale, servizi tecnologici e outsourcing Accenture ha recentemente svolto una ricerca per scoprire l’automobile che la maggior parte degli utenti sogna. Lo studio ha rivelato che gli automobilisti desiderano sempre più un veicolo iperconnesso capace di navigare sul web ed allo stesso tempo che offra una maggiore sicurezza di guida. A partecipare allo studio erano 7.000 automobilisti di sette paesi diversi: Italia, Francia, Usa, Cina, Corea del Sud, Brasile e Malesia.

Secondo lo studio condotto da Accenture gli intervistati hanno espresso una forte propensione alla tecnologia, non solo per divertimento o lavoro, ma anche come supporto nelle situazioni di emergenza. Ben l’83% desidera un sistema automatico che contatti immediatamente l’ospedale più vicino in caso di incidente e il 73% vorrebbe disporre di una funzionalità che blocca l’auto nel caso il guidatore si sentisse male. Per adesso questi dispositivi sono solo idee che devono ancora essere studiati e realizzati. Le funzionalità attualmente più realistiche sono quelle legate all’intrattenimento, come il comando del proprio smartphone tramite pulsanti al volante o l’accesso alla posta elettronica in viaggio. Oltretutto il 68% degli intervistati vorrebbe l’etilometro a bordo, il 74% i sensori per la visione notturna e il 72% quelli per la retromarcia per consentire una guida più tranquilla. Gli intervistati desiderano inoltre un auto con funzionalità ad alto livello tecnologico a portata di tutti, quindi non disponibili solo su vetture di lusso.

Sono molte le case automobilistiche che puntano ad una maggiore tecnologia dato che la presenza di hi-tech a bordo determina in molti casi la scelta e l’acquisto delle auto, come ad esempio la Volkswagen che lancerà il nuovo modello della Volkswagen Golf settima generazione a fine del 2012/inizio 2013. Sono in molti ad attendere la nuova auto che, a detta di molte voci, si proietta nel futuro sfruttando inedite tecnologie.

Ricerca personalizzata su Google

© MacX - Fotolia

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Il più importante motore di ricerca mondiale Google è in continuo sviluppo. Il nuovo progetto “Search plus Your World” darà all’utente una nuova possibilità di ricerca ancora più avanzata e personalizzata. L’utente potrà esplorare una rete internet arricchita e con una maggiore partecipazione da parte dei clienti. La parola chiave del nuovo progetto di Google è personalizzazione. I risultati di ricerca verranno esposti non solo più tramite le formule matematiche che permettono la visualizzazione dei risultati, ma comprenderanno anche le segnalazioni pubblicate sui social network, diventati oramai fenomeni irrinunciabili e importantissimi nel mondo del world wide web. Le scelte e intuizioni degli utenti condivise su Google+ appariranno dunque tra i risultati di ricerca: inserendo una o più parole sul motore di ricerca troveremo volti di amici, colleghi, attori e giornalisti che hanno condiviso un link sul social network. Dopo aver trovato una parola chiave, appariranno quindi anche messaggi, immagini e filmati che l’utente stesso oppure gli amici dell’utente hanno pubblicato sul social network.

Questo servizio sarà dedicato solo agli iscritti a Google, quindi ad esempio coloro che hanno un account Googlemail. La modifica permette di personalizzare la ricerca creando una sorta di archivio personale. Al servizio personalizzato si potrà per adesso accedere solo dal motore di ricerca internazionale quindi da Google.com.

Il numero di utenti dei social network continua ad aumentare e di conseguenza la concorrenza tra i tre rivali principali Google+, Facebook e Twitter diventa sempre più spietata. Infatti non è mancato un diverbio tra Twitter e Google subito dopo le novità annunciate da Google.

Ecco alcuni dati: Google+ ha raggiunto 90 milioni di utenti. Twitter nel mondo è aumentato del 59% rispetto al 2010, e Facebook ha registrato un ulteriore incremento globale del 40%.

Anonymous: Anti Police Program

Tutori della legge che abusano del loro potere. Scene rubate da videocamere di sorveglianza che mostrano innocenti presi a calci e pugni dalle forze dell’ordine. Misteriosi decessi nelle carceri o nei commissariati di Polizia. Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva. Nomi accomunati da un destino tragico, ingiusto. E su questi nomi aleggia lo spettro che le violenze subite siano state commesse dalle Forze dell’Ordine; per alcuni di loro la responsabilità della Polizia è stata accertata e i processi in corso.

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Lungi da noi voler criminalizzare un’intera categoria che ogni giorno presta servizio seriamente per proteggere i cittadini, ci soffermiamo però su un’iniziativa nata sul web intelligente e necessaria, per individuare quelle mele marcie che infangano la divisa e denunciarle all’opinione pubblica. Protagonista di questa iniziativa è il gruppo Anonymous che lancerà a partire da gennaio 2012 il Global Anti Police Brutality Program 2012. L’obiettivo è di contrastare le violenze della polizia sui cittadini, attraverso la pubblicazione di informazioni su forum e social network relativi a episodi di violenza commessi dalla Polizia. La campagna contro la brutalità della Polizia coinvolgerà tutti gli attivisti sparsi per il mondo, ricordiamo che Anonymous non ha capi, né partiti politici di riferimento, sono attivisti e hacker che sfruttano tutte le risorse del web per diffondere notizie e organizzare movimenti di protesta. Nell’ambito di questo progetto verranno postati video, immagini e testimonianze al fine di indentificare i poliziotti rei di violenze su innocenti.

Un impegno quello del gruppo che di questi tempi diventa di straordinaria urgenza; assicurare ordine e sicurezza alla popolazione significa anche che questa non debba temere per la propria incolumità nel caso si rivolgesse proprio ai garanti della stessa.

Italiani e internet

L’Istat ha reso noto in questo mese i risultati di una nuova ricerca su “Cittadini e nuove tecnologie” pubblicando dati allarmanti che riguardano il Belpaese. Pur aumentando in Italia l’utilizzo delle tecnologie, la nostra nazione occupa il ventiduesimo posto nella classifica europea per accesso al web. In Europa il 73% delle famiglie ha almeno un componente che accede a internet, mentre in Italia solo nei 62% dei casi, paragonabile ai dati registrati in Lituania. In un anno la quota di famiglie italiane che possiede un personal computer è passata dal 57,6% al 58,8% e l’accesso a internet è aumentato solo del 2%. Avere un minorenne in casa comporta una maggiore propensione alla tecnologia, infatti le famiglie con un componente al di sotto dei 18 anni possiede nella maggior parte dei casi un computer e l’accesso a internet in casa. All’estremo opposto si collocano gli anziani, al di sopra dei 65 anni, che dispongono di modeste dotazioni tecnologiche.

© Mike Kiev - Fotolia

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Il divario tecnologico tra nord e sud è allarmante. Mentre al Nord il 58% delle famiglie hanno accesso a internet, al Sud sono solo il 37,5%. I dati sulle differenze sociali tra Nord e Sud e sui beni e servizi a disposizione non sono cambiati rispetto al 2010.

Ben il 41,7% degli intervistati dichiara di non accedere a internet perché non dispone delle competenze necessarie, quasi un terzo considera internet inutile e non abbastanza interessante, l’8,5% non lo utilizza per via dell’alto costi legato alla connessione. Prevalentemente viene utilizzato il web per ricevere o inviare posta elettronica, lo dichiara ben l’80,7% degli intervistati, mentre per cercare informazioni sono il 68,2%. Cresce con il 7% il numero di coloro che utilizza internet per leggere i giornali online. Come da prevedere, l’utilizzo dei social network tra giovani è molto diffuso. Oltre il 76% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è iscritto a un social network. Complessivamente un utente su due fa utilizzo dei social network come Facebook, Twitter o Google+.

2011 Year in hashtag

Il modo di comunicare negli ultimi anni ha subito cambiamenti radicali, modifiche che fino a qualche decennio fa sembravano utopiche e che oggi si rincorrono alla velocità della luce. Comunicare per informare in maniera imparziale, alternativa. Le grandi testate giornalistiche oggi non godono più dell’esclusività della notizia, sommerse da voci critiche sempre più forti, sempre più aggiornate.

© JohnKwan - Fotolia

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E l’anno 2011 è stato anche in Italia l’anno di Twitter, la piattaforma che all’estero spopola tra le celebrità. Proprio su Twitter i maggiori utilizzatori della piattaforma in Italia hanno deciso di creare un progetto per rappresentare l’anno 2011 con le parole, le immagini, i commenti di Twitter. “Year in hashtag” si chiama il progetto che mira appunto a raccogliere quegli sguardi alternativi che hanno documentato, spesso tra i primi, eventi e accadimenti. La morte di Steve Jobs, la cattura di Bin Laden, la primavera araba, le alluvioni in Liguria, le dimissioni di Berlusconi. La narrazione creata da Claudia Vago, Marina Petrillo, Luca Alagna, Maximiliano Bianchi e Mehdi Tekaya procede per le parole chiave, le hashtag appunto che taggano una discussione su Twitter. A queste si aggiunge la cornice fotografica che i curatori scelgono sulla base della sua forza narrante e una selezione tra i contributi migliori dati dagli utenti.

Un progetto nato per celebrare la forza di documentazione che le nuove tecnologie rivestono, un modo attivo di narrare, documentare, interpretare i fatti, partecipe in cui il giornalista classico viene sostituito dell’utente stesso, sia esso in prima linea a documentare gli eventi, sia che sia a casa selezionando e ricercando le notizie sulla rete e rigirandole agli altri utenti. La notizia si arricchisce così d’informazioni aggiuntive; foto, video, commenti e viaggia nell’etere a una velocità superiore, libera dalle direttive editoriali delle singole testate.

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