Pirateria: danni per 1,5 miliardi

Danni per 1,5 miliardi ogni anno all’industria dei software: questo è il risultato del dilagare della pirateria di programmi informatici in Italia, un fenomeno talmente vasto che è arrivato a coinvolgere circa la metà, precisamente il 48%, dei software installati sui computer. Si parla sia di terminali aziendali che di PC di singoli cittadini.

Software piracy (© alexskopje - Fotolia)

Software piracy (© alexskopje - Fotolia)

A rendere pubblici questi shoccanti dati è l’ultima relazione della BSA, Business Software Alliance. Il report scandaglia tutte le sfumature della pirateria di software e il suo evolversi in parallelo ai mutamenti attraversati dalla rete. Se prima il prevalere delle connessioni via modem a 56k, la cui lentezza rendeva difficoltoso scaricare file di grosse dimensioni, aveva stimolato la diffusione di software non originali su CD e DVD, ora tutto è diverso: le connessioni veloci rendono sufficiente una semplice ricerca su Google.

Vi sono tuttavia altri sistemi per dotarsi di software illegali, come l’Hard Disk Loading, computer venduti da piccoli rivenditori, soprattutto al sud Italia, nel cui disco fisso sono già pre-caricati i programmi, talvolta all’insaputa dell’ignaro acquirente, o l’Under Licensing, un software originale la cui licenza viene forzata per permettere l’installazione su più computer.

Questo vuol dire che i cittadini italiani siano criminali informatici di natura? Lo studio evidenzia che la facilità nel reperire software pirata e la quasi assenza di azioni di contrasto hanno contribuito ad alimentare una forma mentis per cui la pirateria non viene avvertita come reato, ma come pratica normale. Una soluzione, almeno per contrastare il fenomeno nelle piccole e medie imprese, è rappresentata dalle soluzioni cloud: pacchetti di programmi originali cui accedere online, che costano molto meno rispetto alle classiche licenze.

Cresce l’e-commerce

e-commerce (© Santiago Cornejo - Fotolia)

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Secondo il rapporto dell‘Osservatorio eCommerce B2c dal titolo “I consumi 2012 in Italia: -2% offline, +18% online… ma la partita è multicanale!”, stilato da Osservatori.net in collaborazione con il Politecnico di Milano e Netcomm, è evidente come gli utenti ormai scelgano un approccio multicanale, capace di combinare sia gli strumenti online che quelli offline.

La ricerca é stata condotta per monitorare l’evoluzione delle vendite di eCommerce B2c di tutti gli operatori italiani e analizzare così anche le dinamiche che regolano le abitudini all’acquisto dei consumatori. Quello che emerge é che a luglio del 2012 gli acquirenti attivi sul canale online erano 12 milioni, molti di più rispetto ai 9 milioni dell’anno precedente. Una delle formule che ha caratterizzato maggiormente questa fase dell’e-commerce é stata quella che prevede la prenotazione online di un prodotto e il ritiro poi sul punto fisico. Un metodo che da all’acquirente la possibilità di informarsi in rete, comparando i prezzi, consultando siti come ebay annunci per trovare l’offerta migliore e decidere se comprarla in rete o rivolgersi al negozio direttamente.

Quali sono i fattori che determinano la crescita del settore?

La ricerca sottolinea come la crisi che ha investito il Paese giochi un ruolo fondamentale nella ricerca di offerte online, secondariamente la larga diffusione di smartphone fa sì che l’utente abbia accesso praticamente sempre a internet. Inoltre la vetrina virtuale offre spesso sconti e coupon molto allettanti. Crescono i web shopper che curano sempre di più la qualità e la quantità dell’offerta su internet, in modo che sia sempre in linea con quella presente negli store fisici. Nel rapporto si legge come la multicanalità sia elemento fondamentale; con questa espressioni si utilizza la convivenza di InfoCommerce, InfoStore, InfoSupport.

iPhone mini?

Nel campo del mobile non si fa altro oramai che parlare dell’uscita del prossimo iPhone. Dopo il 5, che diciamo la verità non ha riscontrato un grandissimo successo, i consumatori si aspettano dal prossimo dispositivo mobile firmato Apple qualcosa di stupefacente. Non é ancora certo che l’azienda sia pronta ad un lancio già la prossima estate, ma sono già molti i rumors al riguardo. Si parla infatti di un iPhone sottocosto, pensato principalmente per i mercati asiatici. Qualche settimana fa Phil Schiller aveva negato il lancio di un iPhone a prezzo basso, impossibile da realizzare per via degli alti standard dell’azienda di Cupertino. La qualità si paga, ha precisato il vicepresidente per il product marketing di Apple. Eppure i rumor riguardo al lancio di un piccolo iPhone o di un iPhone sottocosto proprio non vogliono smettere di circolare sul web.

mondo (© Volodymyr Krasyuk - Fotolia)

mondo (© Volodymyr Krasyuk - Fotolia)

Una delle ultime proposte in questo senso proviene da Katy Huberty, famosa economista dedita al mondo Apple di Morgan Stanley, che ha fatto un’analisi di mercato che dimostra come Cupertino avrebbe tutto l’interesse a lanciare un simile device, soprattutto fra i nascenti mercati dell’Est. Dalla ricerca di Huberty è emerso che se Apple lanciasse sul mercato un mobile device a prezzo ridotto la presenza e di conseguenza i guadagni sui mercati asiatici si duplicherebbero. Ma tutto é ancora da vedere. Ci sono voluti ben tre anni prima che Apple si convertisse ai 7 pollici di iPad Mini e sembra che Apple non riesca ancora ad abilitare Apple TV alle applicazioni di App Store, nonostante tutte le analisi di mercato effettuate dimostrino come una simile mossa ucciderebbe in poco tempo gran parte delle console di gaming da salotto. Il futuro è quindi incerto, ma Katy Huberty prevede il lancio dell’iPhone mini ed economico già quest’estate.

Alleanza per Internet

internet (© Sergey Nivens - Fotolia)

internet (© Sergey Nivens - Fotolia)

Nasce un’iniziativa che vuole lanciare un nuovo modo di intendere internet e diffondere il suo valore aggiunto per gli utenti, un’idea promossa da Puntoit e Key4biz, presieduta da Franco Pizzetti, ex Garante della Privacy. Alleanza Internet è un’iniziativa che vuole un impegno concreto da parte delle istituzioni, che propone un ministro per la società digitale e libero wi-fi non solo in tutti gli esercizi commerciali, ma anche nelle stazioni e negli aeroporti, più la diffusione dei pagamenti mobili. Visione utopica o fattibile impegno?

L’alleanza ha già lanciato le tre proposte in maniera concreta, che hanno come scopo ultimo quello di rilanciare il nostro Paese, in un’ottica di maggiore ammodernamento. Hanno inviato una lettera aperta ai maggiori attori della politica italiana, quindi Mario Monti, Pierluigi Bersani, Oscar Giannino, Silvio Berlusconi, Antonio Ingroia e Beppe Grillo, affinché nella prossima legislatura siano fatte scelte volte a un miglioramento, accogliendo le proposte fatte dall’alleanza. Se infatti venisse nominato un Ministro per la Società Digitale si potrebbero perseguire con maggiore efficacia le indicazioni della Commissione europea in materia di innovazione, così come avviene in altri Paesi. Le altre due proposte, legate al wi-fi e ai pagamenti mobili, contribuirebbero in maniera importante allo sviluppo dell’economia digitale. Un impegno serio e importante che con la lettera perta renderà pubblico l’impegno da parte delle forze politiche a presentare e a portare avanti le proposte anche in sede legislativa, come ha sottolineato il direttore di Key4Biz Raffaele Barberio.

Alleanza Internet pone l’accento anche sul problema della sicurezza, sui processi di formazione e sulle tematiche relative alla tutela della proprietà intellettuale. Temi che oggi più che mai richiedono un’azione tempestiva, solo così si potrà puntare in maniera costruttiva sul futuro digitale del Paese.

Instagram rimedia

mobile (© Sergey Nivens - Fotolia)

mobile (© Sergey Nivens - Fotolia)

Il 18 dicembre 2012 tutti i giornali parlavano dell’applicazione Instagram realizzata da Kevin Systrom e Mike Krieger. A suscitare tante polemiche, anche a fronte del diverso comportamento di Twitter e Google con i loro servizi analoghi, è stato il cambiamento dei termini e delle condizioni d’uso della famosa applicazione, che con l’arrivo delle sponsorizzazioni permetteva l’utilizzo delle immagini degli utenti per scopi pubblicitari. La mossa non è stata per niente gradita dagli utenti di Instagram, che hanno subito protestato. Molti di loro appena venuti a conoscenza della notizia hanno subito cancellato i loro account. Polemiche sono arrivate anche dalla famosa rivista National Geographic, che su Instagram ha un profilo “premium” e che si rifiutava di dare le sue preziosi immagini in mano a Instagram.
E così l’applicazione per non perdere la fiducia nei suoi utenti ha subito fatto marcia indietro nel giro di 24 ore assicurando che l’applicazione non ha assolutamente intenzione di vendere le foto scattate dagli utenti. Il co-fondatore di Instagram Kevin Systrom ha pubblicato sulla pagina ufficiale della società: “Aggiorneremo i termini per assicurarci che il concetto sia chiaro.” Nel comunicato stampa rilasciato da Instagram è stato inoltre spiegato come verrà introdotta la pubblicità. “Non abbiamo intenzione di inserire banner. Immaginiamo un futuro in cui sia gli utenti sia le aziende potranno promuovere le loro foto e i loro account». Come? «Alcuni dei dati che produci, come le azioni eseguite (seguire o meno altri profili) e la tua foto del profilo potrebbero essere mostrate per indirizzare le promozioni”.
Dunque Instagram, essendo stato comprato lo scorso settembre da Facebook, adotterà lo stesso modello del noto social media, il quale utilizza le preferenze espresse da alcuni utenti per suggerire promozioni simili.

Mobile commerce in crescita

In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, i dati che arrivano dal commercio elettronico attraverso dispositivi mobili non possono che confortare. In Italia si assiste a un vero e proprio boom di acquisti via smartphone e si stima che quest’anno cresceranno del 140%. Tradotto in moneta: più di 180 milioni di euro. Sono dati confermati dalle parole di Andrea Rangone dell’ICT del Politecnico di Milano, che evidenzia come i settori dei viaggi e dell’abbigliamento siano quelli ad essere più coinvolti nel fenomeno degli acquisti su mobile.

mobile commerce (© vege - Fotolia)

mobile commerce (© vege - Fotolia)

Il fatto paradossale è che l’e-commerce non ha neanche sentito la crisi, segnano una forte crescita del 15-20%, con il settore del turismo che occupa il 50%. Sono acquisti che vanno fatti in maniera rapida, perché il telefonino lo si usa maggiormente nel tragitto da casa a lavoro, la mattina presto quando arrivano le occasioni super scontate che richiedono un’immediata risposta. Altri generi richiedono più tempo, anche nell’acquisto online, ma determinate offerte (le scarpe griffate a prezzo ridotto, o il vestito di marca da tempo sognato) sono da accaparrarsi sul momento, quando arrivano le newsletter delle offerte. E la rete cambia anche le abitudini all’acquisto, non solo nelle sue modalità.

Prima di comprare qualcosa infatti ci si affida a internet per reperire informazioni sul prodotto, cercando quello migliore e affidandosi alle esperienze e ai giudizi degli altri utenti. Il 94% degli utenti si informa prima su internet, il 69% sul sito dell’azienda in questione, il 59% su vari siti, il 34% consulta blog o forum, il 12% cerca informazioni sui canali sociali. Questi sono i risultati della ricerca ContactLab effettuata su circa 25.000 utenti “E-commerce Consumer Behaviour Report”, che evidenzia le nuove tendenze e il cambiamento delle abitudini e comportamenti degli acquirenti nell’era di internet.

Partnership tra TomTom e Mazda

La nuova Mazda 6, modello della casa nipponica disponibile con carrozzeria berlina o station wagon, che ha debuttato in via ufficiale al Salone di Mosca 2012, si avvarrà sul mercato europeo del rinnovo della partnership strategica con TomTom, società produttrice di sistemi di navigazione satellitare, che andrà ad arricchirne l’ampio ventaglio di optional.

Navigatore satellitare (©panthermedia.net/ laurent davoust)

Navigatore satellitare (©panthermedia.net/ laurent davoust)

Per i possessori dell’elegante autovettura giapponese questo si tradurrà in un’esperienza di guida portata ai massimi livelli di comfort, col navigatore NB1 a perfetta portata di mano, integrato direttamente nella cornice del cruscotto. Sul piano del software, dal dispositivo saranno inoltre acessibili i servizi “LIVE”, che includono il meteo, la rilevazione degli autovelox fissi e mobili, il collegamento diretto al motore di ricerca Google, un applicazione che velocizza il segnale GPS, ma soprattutto HD Traffic. Quest’ultimo consente all’automobilista di essere costantemente al corrente delle informazioni riguardanti i punti della rete stradale interessati dal traffico, la lunghezza dei tratti in cui sono presenti gli ingorghi e il motivo degli stessi, e ciò com’è ovvio facilita di gran lunga la pianificazione del proprio tragitto. Cuore di tali servizi rimane l’interazione tra il sistema di mappe digitali prodotti dall’olandese Tele Atlas ed i ricevitori GPS. L’obiettivo di TomTom è creare prodotti di utilizzo intuitivo e user-friendly, che rispondano in maniera semplice e immediata ad ogni esigenza del conducente del veicolo.

Sia il managing director di TomTom che il CEO per l’Europa di Mazda hanno espresso la loro soddisfazione per il rafforzamento della collaborazione tra le due aziende, che risale all’immissione sul mercato del modello Mazda 5 nel 2010. Al momento il sistema di navigazione TomTom è già implementato in tutto il mondo su un’altra vettura della casa nipponica, la CX-5.

Le spie del software

Gli intrighi dello spionaggio industriale internazionale tornano a farsi sentire. Una ex ingegnere del software dell’azienda produttrice di apparecchiature per le telecomunicazioni Motorola Solutions, di nome Hanjuan Jin, è stata condannata a fine agosto ad una pena di 4 anni in una prigione federale USA ed una multa di 20.000 dollari per essersi indebitamente appropriata di segreti commerciali della società, secondo quanto riportato dal Dipartimento di Giustizia statunitense.

Documenti top secret - Foto di ©panthermedia.net/ Claudia Mora

Documenti top secret - Foto di ©panthermedia.net/ Claudia Mora

Durante un viaggio in Cina dovuto a motivi di salute, l’ingegnere sarebbe stata infatti reclutata dalla Sun Kaisens, una società cinese che lavora nello stesso ambito della Motorola ma realizza soluzioni destinate all’esercito della superpotenza orientale, proprio allo scopo di impadronirsi dall’interno dei brevetti dell’azienda statunitense. Jin è poi stata colta in flagrante dagli ufficiali della dogana mentre si trovava all’aeroporto internazionale di Chicago, con in mano un biglietto di sola andata per la Cina e una valigia piena di più di 1.000 documenti del suo datore di lavoro negli USA. Nella valigia sono stati inoltri rinvenuti 30.000 dollari in valuta americana e documenti militari cinesi inerenti a progetti di telecomunicazioni.
Nel corso del processo Hanjuan Jin si è detta molto dispiaciuta del fatto. Il giudice distrettuale Ruben Castillo ha invece rimarcato quanto al giorno d’oggi la tecnologia, ed i brevetti necessari ad implementarla, siano sempre di più beni di valore inestimabile, e quanto sia importante per ciascun Paese proteggere i propri. La pena massima prevista per un simile reato ammonta a 30 anni di carcere.

La signora Jin, di origini cinesi ma naturalizzata nordamericana, si trova ora agli arresti domiciliari, controllata dal braccialetto elettronico, in attesa che inizi la detenzione. Motorola si è premurata di ringraziare il Governo per l’efficacia delle azioni messe in atto per risolvere il caso.

Google in causa contro Apple

Ormai i risultati delle sfide tra i colossi del ramo informatico non vengono stabiliti soltanto sulla piazza del libero mercato, ma molto spesso si trascinano in complesse cause nelle aule dei tribunali, incomprensibili ai non specialisti e dai costi elevatissimi. Al centro delle contese vi sono sempre più di frequente questioni inerenti al copyright relativo ai software, dal momento che il mercato viene inondato costantemente da prodotti dalle differenze minime, e coloro che si ritengono gli artefici primari di specifiche innovazioni hanno tutto l’interesse a voler ristabilire il loro legittimo vantaggio, buttando fuori chi ha copiato. Non a caso la stampa internazionale definisce questi scontri “patent war”, vere e proprie guerre tra aziende contrapposte. Allo stesso tempo tuttavia il sistema dei brevetti è visto non soltanto come tutela per le aziende, ma come freno alla creatività e alla velocità del diffondersi dei progressi in campo tecnologico.

Martello del giudice - Foto di © adimas - Fotolia

Martello del giudice - Foto di © adimas - Fotolia

L’ambiguità di tale situazione è incarnata in questi giorni da Google, marchio sinonimo del motore di ricerca per antonomasia, ma anche proprietaria dallo scorso anno di Motorola, compagnia produttrice di dispositivi mobili. Tramite quest’ultima il gigante di Mountain View ha intentato una causa all’altro gigante statunitense, Apple, accusato di aver violato sette brevetti Motorola nella creazione di iPhone, iPad ed iPod Touch, ed ha pertanto richiesto che venga imposto il blocco dell’importazione di tali prodotti. Negli stessi giorni Pablo Chavez, responsabile della policy pubblica di Google, dichiarava invece che la legislazione statunitense in merito ai brevetti è inefficace nel promuovere e stimolare l’innovazione, e andrebbe radicalmente rivista. Come spesso accade, punti di vista apparentemente inconciliabili contengono entrambi una parte di verità: alla base del conflitto però vi sono anche i problemi di un’industria in cui l’azzardo del prodotto fuori dagli schemi si può pagare molto caro, arrivando a preferire l’uniformità all’originalità.

Nuove schede Radeon

La multinazionale americana AMD (Advanced Micro Devices, Inc) ha presentato il 22 giugno scorso le nuove schede Radeon HD 7970 Ghz Edition basate sull’architettura Tahiti. Le differenze con la Radeon HD 7970 standard sono diverse a cominciare dalla frequenza di clock della GPU che diventa di 1.000 Mhz dai 925 iniziali. Anche la frequenza di clock della memoria video diventa di 6.000 Mhz dai 5.500 Mhz iniziali e viene introdotta la tecnologia Boost clock, con la quale la GPU viene overcloccata automaticamente fino a 1.050 Mhz.

Bild: ©panthermedia.net/ktsdesign - chip

Bild: ©panthermedia.net/ktsdesign - chip

Per la prima volta vediamo la tecnologia PowerTune with Boost che sta alla base dell’incremento di clock della GPU. Le altre componenti rimangono così come prima, sia il design della scheda, che il sistema di raffreddamento. Ecco allora che vengono lanciate sul mercato anche le prime schede da parte dei produttori AIB. La Sapphire HD 7970 Toxic GHz Edition ad esempio ha frequenza di clock di default pari a 1.050 Mhz (settaggio standard la CPU), con la possibilità di spingersi sino a 1.100 MHz via tecnologia boost clock, mentre per la memoria video la frequenza è quella di 1.500 MHz identica alla scheda Radeon HD 7970 GHz Edition.

Se si seleziona l’opzione “Lethal Boost” la frequenza di clock della GPU diventa 1.100 Mhz via boost clock fino a 1.200 Mhz. Per i 6 Gbytes di memoria video GDDR5 la frequenza di clock diventa 1.600 Mhz, che corrispondono a 6.400 MHz effettivi. Sapphire ha inoltre 6 Gbytes, il doppio rispetto ai modelli standard, anche se una dotazione 3 Gbytes é più che bastevole. Due connettori di alimentazione a 8 pin ciascuno per un totale di 375 watt sono inoltre integrati nella scheda, mentre il sistema di raffreddamento è basato sulla tecnologia Vapor-X, con un ingombro di 3 slot sulla scheda madre. 

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